Strada del Prosecco, Osteria senza Oste a Valdobbiadene, Molinetto della Croda

Per gli appassionati di natura ed enogastronomia, la destinazione ideale è la Strada del Prosecco, la più antica Strada del vino in Italia che si sviluppa tra Conegliano e Valdobbiadene. Lungo il percorso irrinunciabile un calice di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.

Una tappa all’OSTERIA SENZA OSTE a VALDOBBIADENE

OSTERIA SENZ’OSTE, CONVIVIALITA’ e AMICIZIA 
L’osteria senza l’oste a Santo Stefano di Valdobbiadene, patria del Cartizze e del Prosecco, si trova in un eremo collinare dal quale si possono ammirare vigneti e dolci vallate dal verde riposante. Questa osteria è stata attrezzata di tutto punto per appetitosi spuntini da consumarsi in solitaria o meglio con parenti, ospiti e amici o in gruppo.

Ma ecco la particolarità: l’oste non c’è, ci si serve liberamente e l’offerta per ciò che si è gustato è lasciata all’onestà degli avventori, soprattutto turisti, che possono depositare in una cassetta sul tavolo della cucina il denaro. I cibi (di ottima qualità) sono ben conservati in contenitori su cui sono leggibili i vari prezzi. Alla fine sazi e soddisfatti si tirano le somme e si lasciano i soldi nell’apposito cassetto.

Visita suggestiva a Refrontolo:

Il Molinetto della Croda, nella valle del Lierza, rappresenta uno dei più suggestivi angoli della Marca Trevigiana. Nei suoi quasi quattro secoli di storia ha ispirato artisti e incantato migliaia di visitatori. Caratteristico esempio di architettura rurale del secolo XVII, l’edificio fu costruito a più riprese. Le fondazioni della primitiva costruzione poggiano sulla nuda roccia, appunto la “croda” della montagna. E’ uno dei pochi mulini ad acqua ancora funzionanti, interessante è la dimostrazione del funzionamento del mulino, che continua a macinare la farina.

Successivi ampliamenti consentirono di ricavare i locali per la dimora di modeste famiglie di mugnai, sempre alle prese con la povertà e la minaccia incombente di piene improvvise e alluvioni devastanti come, in tempi recenti, quelle del 1941 e del 1953.
Il vecchio mulino, simbolo di una civiltà rurale in via di estinzione sotto l’incalzare della civiltà industriale, macinò l’ultima farina nel 1953. Successivamente rimase per alcuni anni disabitato e in stato di desolante abbandono. Recentemente è stato sottoposto a scrupolosi interventi di restauro, che hanno conservato inalterate le caratteristiche dell’edificio. Al piano terra è stata fedelmente ricostruita la macina, ora resa di nuovo funzionante. Acquistato dal Comune di Refrontolo nel 1991, questo patrimonio culturale locale è ora fruibile dalla collettività ed è meta di visite guidate scolastiche e turistiche.


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